Torino, 23 maggio 2026 - Non solo fotografia d’autore e mercato internazionale: THE PHAIR | Photo Art Fair 2026, la fiera internazionale dedicata alla fotografia e all’immagine contemporanea, porta al centro della scena artistica uno dei temi più urgenti del presente, il cambiamento climatico. Tra immagini, installazioni e linguaggi visivi contemporanei, la VII edizione della fiera – che prosegue in questi giorni fino a domenica 24 maggio alle OGR Torino, in Sala Fucine – accoglie artisti che trasformano la fotografia in uno strumento di riflessione critica sul rapporto tra uomo, ambiente e futuro del pianeta.
Punto di riferimento internazionale per collezionisti, curatori e professionisti del settore, THE PHAIR rafforza quest’anno il dialogo tra fotografia e arti visive attraverso un percorso espositivo sempre più aperto alla sperimentazione e alle urgenze del contemporaneo. In questo scenario, il tema ambientale emerge come una delle direttrici più forti della manifestazione: dalla documentazione poetica dei paesaggi in trasformazione alla denuncia sociale, fino alle pratiche performative e concettuali, gli artisti presenti restituiscono uno sguardo potente e multidisciplinare sulla crisi climatica globale.
C+N Gallery CANEPANERI presenta in anteprima mondiale a THE PHAIR 2026 il nuovo video performativo realizzato da Stefano Cagol per la Biennale di Venezia 2026, insieme a una selezione di opere di Cagol che affrontano la crisi climatica come esperienza collettiva e irreversibile. Al centro della ricerca dell’artista trentino vi è il confronto tra temporalità umana e tempo geologico, tra sfruttamento delle risorse e trasformazioni planetarie. Le opere tracciano una geografia del collasso e dell’erosione, evocando paesaggi “dopo l’equilibrio”, in cui il cambiamento climatico non è più una previsione ma una condizione già in atto.
Tra le voci più intense di questa edizione, Shamani Surendran, presentata dalla londinese Albumen Gallery, propone The Last Bird Song, una meditazione poetica sul danno ambientale costruita attorno a tre motivi ricorrenti - l’uccello, l’albero spoglio e la foglia caduta - simboli di fragilità, assenza e perdita. Attraverso immagini sospese e silenziose, l’artista riflette su cosa significhi assistere al declino della natura e sulla trasformazione della presenza in memoria. La scelta di stampare le opere su tela fine art metallica, montata come un dipinto tradizionale, rafforza il dialogo tra fotografia e materia, tra immagine e traccia.
Con Deriva dell’Antropocene, Angela Pietribiasi, presentata da Febo e Dafne, propone invece una visione personale e una riflessione emotiva sul rapporto tra individuo e paesaggio, lontana dalla dimensione documentaria. La sua ricerca si concentra su luoghi attraversati da una sensazione di sospensione e silenzio: spazi che l’artista percepisce come affini al proprio stato interiore e che diventano metafora di una fragilità tanto ambientale quanto esistenziale. I suoi paesaggi, immersi in atmosfere rarefatte e contemplative, restituiscono la bellezza della natura lasciando emergere al tempo stesso un senso profondo di disconnessione, specchio di una condizione collettiva contemporanea.
La ricerca del fotografo norvegese Rune Guneriussen, presentato da Marcorossi Artecontemporanea, intreccia elementi naturali e presenza umana in installazioni effimere realizzate in paesaggi incontaminati. Lampade, sedie, libri e oggetti quotidiani vengono temporaneamente collocati nella natura per creare scenari sospesi e stranianti, fotografati prima che ogni traccia dell’intervento venga rimossa. Alla base del suo lavoro vi è una riflessione critica sull’approccio invasivo dell’uomo nei confronti dell’ambiente e sulla necessità di ristabilire un equilibrio con il mondo naturale. Con Rune Guneriussen, la fotografia si fa atto conclusivo dell’intero processo artistico.
Una dimensione più contemplativa attraversa invece il lavoro dell’artista olandese Paul Cupido, presentato da MC2 Gallery. Ispirato alla filosofia giapponese del Mu - il vuoto come spazio di possibilità e trasformazione - Cupido sviluppa immagini liriche e rarefatte che invitano a riflettere sull’impermanenza dell’esistenza e sulla connessione profonda tra essere umano e natura. Influenzata dai paesaggi dell’isola olandese di Terschelling e dalla fotografia giapponese, la sua pratica si muove tra paesaggio, ritratto e natura morta, dando forma a un’esperienza visiva sospesa tra presenza e dissolvenza.
Al centro dell’attenzione anche la ricerca di Nick Brandt, presentata da WILLAS Contemporary attraverso opere tratte dai quattro capitoli della serie globale The Day May Break. Realizzati tra Kenya, Zimbabwe, Bolivia, Fiji e Giordania, i lavori affrontano l’impatto della distruzione ambientale e del cambiamento climatico sulle comunità più vulnerabili e sul mondo naturale. Brandt ritrae persone e animali accomunati da una condizione di fragilità e sopravvivenza, costruendo immagini di forte intensità emotiva che trasformano la fotografia in testimonianza e denuncia. La serie, avviata nel 2020 e oggi articolata in una ricerca internazionale, amplia il percorso che da anni l’artista dedica alle conseguenze ecologiche e sociali della crisi climatica. Gli ultimi lavori dell’artista sono attualmente visibili anche alle Gallerie d’Italia - Torino nell’ambito di EXPOSED. Torino Foto Festival.